26/09/2017

Centro di Documentazione e Risorse
Mons. Emiliano De Vitali

01 maggio 2013
«Quando conferiamo al comune un senso più elevato, all'ordinario un aspetto misterioso, al noto la dignità dell'ignoto, al finito un'apparenza infinita allora io lo romanticizzo»
Novalis
 
 
Capita tanto spesso che i bambini “romanticizzino” la realtà... e li riportiamo coi piedi per terra.
Ma è sempre giusto?
Ma è sempre educativo?
Ma è sempre vero?

Certo dobbiamo far loro comprendere la differenza tra il visibile e l’invisibile... ma noi sappiamo qual è la differenza?

Ma se perdono questa loro disposizione “romantica” la loro vita sarà migliore o peggiore?
La loro intelligenza sarà più stimolata e creativa, o più conformista e demotivata?

«Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9)... ci riuscirà, chi ha perso da bambino la facoltà di “conferire al comune un senso più elevato”?

a cura di Enrico
 
 
 

Archivio

20 ottobre 2014  «Il rispetto per le differenze individuali deve stare alla base di un buon piano d'attività»
K. H. Read in La scuola materna vivaio di relazioni umane
08 settembre 2014  «Potremmo descrivere lo stile della “comunità educante” come il coinvolgimento comunionale di tutte le figure che vivono un rapporto educativo con i ragazzi/e. Non, quindi, un insieme generico di “educatori” dà vita alla comunità educante, ma il loro reciproco coinvolgersi, tra di loro e con la proposta educativa.
Si può anche dire che la comunità educante è la fraternità, l’amicizia in Cristo tra tutti gli educatori che hanno a che fare col ragazzo/a. Ciò crea un ambito di relazioni nuove nelle quali il ragazzo/a percepisce un insieme di legami, azioni e gesti da cui impara che far parte di quella fraternità, basata sull’appartenenza a Cristo, è bello e ha futuro.»

A. Scola - La comunità educante
01 maggio 2013  «Quando conferiamo al comune un senso più elevato, all'ordinario un aspetto misterioso, al noto la dignità dell'ignoto, al finito un'apparenza infinita allora io lo romanticizzo»
Novalis
31 marzo 2013  «Se qualcuno è pio e ama il Signore, goda di questa festa lieta e luminosa!

Ogni servitore fedele entri gioioso nel gaudio del suo Signore. E chi ha faticato digiunando riceva ora la sua ricompensa. Chi ha lavorato fin dalla prima ora, riceva oggi il giusto salario; chi è arrivato dopo la terza, sia lieto nel rendere grazie; chi è giunto dopo la sesta non esiti affatto, non riceverà alcun danno; chi s’è attardato fino alla nona, venga avanti, non tema; chi è arrivato solamente all’undecima, non sia triste per il ritardo: il Padrone infatti è generoso, accoglie l’ultimo come il primo; concede il riposo a quello dell’ultima ora come a quello che ha lavorato fin dalla prima, ha pietà dell’ultimo e premia il primo, a questi dà e a quello regala.

Accetta le opere e loda l’intenzione, apprezza l’azione e loda il buon proposito. Orsù, dunque, entrate tutti nella gioia del nostro Signore: primi ed ultimi, ricevete la ricompensa; ricchi e poveri, danzate insieme; temperanti e spensierati, onorate questo giorno, abbiate o no digiunato, rallegratevi oggi! La mensa è ricolma, gustatene tutti a sazietà; il vitello è abbondante, nessuno si alzi affamato. Tutti prendete parte al banchetto della fede. Godete tutti della ricchezza della bontà. Nessuno si lamenti della miseria: si è manifestato infatti il comune Regno.

Nessuno pianga per i suoi peccati: il perdono è scaturito dal sepolcro. Nessuno tema la morte: ci ha infatti liberati la morte del Salvatore, l’ha distrutta mentre era imprigionato da lei. Ha punito l’inferno, Colui che agli inferi è disceso; l’ha amareggiato perché aveva toccato la sua carne. E Isaia l’aveva previsto quando gridava: “l’Inferno fu amareggiato quando s’incontrò con Te negli abissi”. Fu amareggiato perché fu distrutto, fu amareggiato perché fu ingannato, fu amareggiato perché fu incatenato. Ha preso un corpo e s’è trovato dinanzi un Dio; ha preso della terra e ha incontrato il Cielo; ha preso il visibile e s’è imbattuto nell’invisibile. Dov’è, o morte, il tuo pungolo? Dov’è, inferno, la tua vittoria?

Cristo è risorto e tu sei precipitato.
Cristo è risorto e i demoni sono caduti.
Cristo è risorto e gli angeli si rallegrano.
Cristo è risorto, ed è sorta la città della vita.
Cristo è risorto e nessun morto resta nel sepolcro.
Cristo infatti, risuscitando dai morti, è divenuto primizia di coloro che dormono nei sepolcri.

A Lui sia gloria e potenza nei secoli. Amen »

GIOVANNI CRISOSTOMO, Omelia di Pasqua
24 marzo 2013  «La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. E’ l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. E’ il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio! »
OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
24 dicembre 2012  «Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati. »

Giovanni 1, 9-13
08 aprile 2012  «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.»
Giovanni 12,24
20 marzo 2012  «Occorre perciò promuovere una riflessione e un impegno rivolti a conciliare le esigenze e i tempi del lavoro con quelli della famiglia e a ricuperare il senso vero della festa, specialmente della domenica, pasqua settimanale, giorno del Signore e giorno dell'uomo, giorno della famiglia, della comunità e della solidarietà.»
Benedetto XVI - Da Castel Gandolfo, 23 agosto 2010
15 giugno 2011  «La narrativa permette di riconoscersi come soggetto interiore e la narrazione invita a trovare la propria collocazione nel mondo umano e a raccontare la propria storia. L’interiormente accettabile è associato al socialmente condivisibile. »
B. Cyrulnik
02 maggio 2011  «L’impegno del cuore: un impegno a persuadere più che a costringere, per formare convinzioni autentiche che coinvolgono tutta la persona.»
Santa Francesca Saverio Cabrini
24 aprile 2011  «Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L'angelo disse alle donne: “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: `È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete´. Ecco, io ve l'ho detto”. »
Mt 28, 1-7
01 marzo 2011  «Le sorelle impegnate nell’educazione della gioventù, considerando i loro allievi come sacri depositi che il cielo ad esse affida, e come talenti che mette loro in mano per farli valere, ma di cui render debbon conto al Supremo Giudice, si studieranno per quanto più loro sarà possibile, di formare alla virtù, queste gioventù interessanti.»
Finalità educative delle Suore della Carità
di Santa Giovanna Antida Thouret
01 febbraio 2011  «L’uomo è strutturato in modo tale che egli non può sopravvivere senza senso»




versione 2.0